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20 octobre

Tasse in vista per siti e blog

20/10/2007

Tasse in vista per siti e blog

Polemica per nuova legge editoria

Tassare anche internet: l'articolo 7 del disegno di legge sull'editoria prevede infatti l'iscrizione obbligatoria al Roc, il registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet. E il popolo della Rete si ribella. Portavoce delle proteste, manco a dirlo, Beppe Grillo.

Il noto blogger e animatore del Vaffa day ha nel mirino il ddl del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi che riordina il settore dell'editoria. Ma non c'è solo Beppe Grillo. Già una parte della maggioranza (Verdi, Di Pietro e comunisti in testa) che chiede emendamenti al provvedimento che mercoledì inizierà il suo iter alla Commissione Cultura della Camera, proprio con un'audizione di Levi. Grillo sostiene che il testo è stato scritto ''per tappare la bocca a Internet'' e a suo avviso se dovesse passare chiuderebbe il 99% dei siti. Non il suo: ''Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia. Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico''.

Gli risponde con una lettera lo stesso Levi, spiegando che con il provvedimento ''non intendiamo in alcun modo né tappare la bocca a Internet né provocare la fine della Rete. Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l'intenzione. Ciò che ci proponiamo è semplicemente di promuovere la riforma di un settore, quello, per l'appunto, dell'editoria, a sostegno del quale lo Stato spende somme importanti, che è regolato da norme che si sono succedute in modo disordinato nel corso degli anni e che corrispondono ormai con grande fatica ad una realta' profondamente cambiata sotto la spinta delle innovazioni della tecnologia''.

E aggiunge: ''Siamo consapevoli che, soprattutto quando si tratta di internet, di siti, di blog, la distinzione tra l'operatore professionale e il privato può essere sottile e non facile da definire". Già, e allora a chi spetterà decidere?. La risposta di Levi: "Nella legge affidiamo all'Autorità Garante per le Comunicazioni il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori''. Ma anche la stessa Agcom esprime perplessità il commissario Nicola D'Angelo, che invita a ''contemperare le esigenze di garanzia con la libera apertura della rete''. Altrimenti, conclude, ''finirà che i blog si faranno dall'estero''.

Da: www.tgcom.it

www.lehmann.altervista.org

18 octobre

Baby criminali, aumentano gli italiani

Baby criminali, aumentano gli italiani

E sono più frequenti i reati violenti

18/10/2007

Dati in controtendenza sulla criminalità giovanile: aumenta la percentuale di italiani rispetto agli stranieri.

Sono le statistiche del Dipartimento giustizia minorile del ministero della Giustizia a dirci che nel 2006 la presenza media negli Istituti penali per minorenni (Ipm) è stata di 417,6 persone: il 12% in meno rispetto al 2005, un calo dovuto soprattutto all'indulto.

Di questi baby-criminali, il 54% erano stranieri (soprattutto romeni, marocchini, serbi) e il 46% italiani, l’89% maschi e l’11% femmine. Al Nord e al Centro gli stranieri sono più numerosi, al Sud lo sono gli italiani.

Su un totale di 18 Ipm, in 11 i secondi superano i primi. L’età prevalente è 16-17 anni (nel 51% dei casi) e la maggioranza (il 63%) era in attesa del primo giudizio. Al 31 dicembre 2006 erano detenuti per reati legati alla droga 20 italiani e 38 stranieri, per furto 24 e 50, per rapina 63 e 53, per lesioni 19 e 19, per omicidio 17 e 6, per stupro 2 e 6.

In generale i reati contro il patrimonio (furti e rapine) sono più frequenti tra gli stranieri, quelli contro la persona e quelli legati alla droga tra gli italiani.
In particolare, va notato che aumentano tra questi ultimi i fenomeni di bullismo, che ora sono degenerati in atti molto più gravi: violenza privata, lesioni, aggressioni, stupri di gruppo.

Molti minori che entrano in contatto con la giustizia minorile fanno uso di droghe, occasionalmente o abitualmente, per lo più di cannabinoidi e cocaina. Il 70% di questi sono italiani.

I dati ci dicono che su scala generale proprio gli italiani stanno recuperando terreno. In carcere sono meno numerosi, ma rappresentano il 70% dei minorenni denunciati alle procure.
Questo fenomeno è ulteriormente significativo perché i giovani di casa nostra finiscono meno facilmente in carcere. Chi ha una famiglia alle spalle e nessun problema di clandestinità ha più possibilità di ricorrere a misure alternative: centri di prima accoglienza o comunità, affidamento ai servizi sociali oppure arresti domiciliari.

Lo prova il fatto che il 56% dei ragazzi in comunità è italiano e in queste strutture, dal ‘98 al 2006, gli ingressi sono aumentati del 128%.

Nel 2004 (ultimo anno rilevato dal Ministero) sono stati denunciati alle Procure presso il Tribunale dei minori 41.529 giovani con meno di 18 anni. Il numero comprende anche i minori di 14 anni, cioè non imputabili, che sono quasi il 30%. Sul totale, gli italiani erano il 71%.

Secondo don Gino Rigoldi, cappellano dell’Ipm “Beccaria” di Milano, i giovani italiani che passano per gli istituti scontano soprattutto un problema di abbandono e poca attenzione da parte dei genitori.

“Vedo arrivare ragazzi dalle periferie difficili, con un’educazione povera e famiglie disattente. Ma oggi i giovani hanno qualcosa in meno di allora: gli manca una visione positiva del futuro. Hanno uno sguardo depresso, spento. Non vedono uno sbocco per la propria vita. Nel deserto dei quartieri quello che conta è ciò che devono assolutamente possedere e il furto o la rapina diventano il modo per diventare protagonisti di qualcosa”.

Secondo Elvira Narducci, vicedirettore dello stesso istituto, a questi giovani manca soprattutto “un adulto che li responsabilizzi, che sappia dire di no e che insegni loro a fare delle scelte”.

Da: http://notizie.alice.it

www.lehmann.altervista.org