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日志


5月23日

Interazioni tra il cervello e il cellulare

LE INTERAZIONI TRA IL CERVELLO E I CAMPI DI MICROONDE E RADIOFREQUENZA...

 ... PRODOTTE DAI CELLULARI
DEL PROFESSOR W. ROSS ADEY
Global Research / International Encyclopedia of Neuroscience (Terza edizione; a cura di Smith e G. Adelman, 2003)


I campi di radiofrequenza (30KHz-300MHz) e di microonde (300-3000MHz) non esistono come componenti significative del naturale campo elettromagnetico terrestre. Pertanto, la nostra generazione è la prima ad esporsi volontariamente a campi di microonde e radiofrequenza artificiali che includono un vasto spettro di frequenze ed intensità. Nei comuni ambienti periferici, questi campi da poco introdotti arrivano ora ad avere un'intensità che si aggira intorno a 1µW/cm² (4V/m).

I tipici telefoni cellulari emanano in media una potenza di 0,2-0,6 W. Se tenuti in mano e utilizzati vicino alla testa, questi livelli si alterano bruscamente, dato che il 40% dell'energia emanata dal telefono viene assorbita e dalla mano e dalla testa (Kuster et al., 1997). Usato in questo modo, un telefono cellulare può essere considerato alla stregua di un radiotrasmettitore alquanto potente. La sua emissione di energia sulla superficie della testa è generalmente 10.000 volte più forte rispetto ai campi che raggiungono un utente che si trovi a meno di 30 metri di distanza dalla base di un tipico ripetitore per cellulari collocato su una torretta a 30 metri dal suolo.

1. Lo sviluppo storico del sistema di trasmissione analogico e digitale dei telefoni cellulari

Nel corso dell'ultimo decennio, la rapida diffusione su scala mondiale dei sistemi di comunicazione con telefonia cellulare ha comportato un altrettanto rapido progresso tecnologico. Di conseguenza, molti degli attuali utenti di telefonia mobile sono stati esposti ad una sequenza di campi di microonde modulati in diversi modi (Adey, 1997). All'inizio il segnale vocale veniva universalmente espresso con modulazioni di frequenza (FM) dell'onda portante. Dal punto di vista biofisico, l'onda portante mantiene un'ampiezza costante per tutto il periodo della trasmissione, dal momento che ogni segnale vocale viene trasmesso nel campo della frequenza. Sebbene questi sistemi di modulazione di frequenza detti analogici vengano ancora comunemente utilizzati, considerazioni radiotecniche, come il risparmio dell'energia usata per telefonare e l'utilizzo ottimale del limitato spettro di microonde disponibile, hanno portato progressivamente alla generale adozione di tecniche di trasmissione digitale (Kuster et al., 1997). I primi sistemi di trasmissione utilizzavano frequenze da 400MHz, quelli attuali invece trasmettono generalmente a 800 e 1800 MHz.

Un esempio di queste tecniche è dato da due metodi di modulazione digitale ora ampiamente utilizzati nei sistemi di telefonia mobile: il North American Digital Cellular (NADC), utilizzato in Nord America, e il Time Division Multiple Access (TDMA), impiegato in Giappone, ovvero una modulazione che codifica il discorso con una velocità di 50 impulsi al secondo. Il metodo utilizzato dal Global System for Mobile Communication (GSM), impiegato in Europa e in gran parte del resto del mondo, è in grado di codificare il discorso alla velocità di 217 impulsi al secondo.

2. L'influenza dei campi di microonde dei cellulari sulle prestazioni cognitive umane

Dopo l'esposizione a campi telefonici GSM ed FM simulati o reali, si sono riscontrate delle alterazioni nelle performance cognitive umane. Simulando campi GSM ed FM, si è registrato un aumento del tempo di reazione nel prendere decisioni, maggiore nelle esposizioni a campi FM piuttosto che GSM (Prece et al., 1999). Utilizzando 6 test cognitivi impiegati in neuro-psicologia (digit-span e spatial-span forwards e backwards, sottrazione seriale e fluenza verbale), si è notato che la prestazione veniva agevolata dopo 30 minuti di esposizione ai 900 MHz di un campo GSM in ben 2 test relativi alla capacità di attenzione (digital span forwards e spatial span backwards) e alla velocità di elaborazione (sottrazione seriale) (Edelstyn e OlderShaw, 2002).

3) Sintomi soggettivi riportati dopo un uso prolungato del cellulare

Diversi sono i sintomi soggettivi riscontrati dopo un uso prolungato nel tempo del cellulare: vertigini, disagio, difficoltà di concentrazione e memoria, fatica, calore all'orecchio e dietro allo stesso, sensazione di bruciore al volto. Alcuni studi scandinavi hanno coinvolto 6379 utenti di telefoni GSM e 5613 di telefoni NMT (analogici) in Svezia e 2500 utenti di un gruppo e dell'altro in Norvegia (Sandstrom et al., 2001; Wilen et al., 2003). Questi studi tenevano conto dell'assorbimento di energia (SAR) nelle strutture cerebrali adiacenti all'orecchio e del tempo di utilizzo giornaliero dell'apparecchio, stimato in base al numero delle chiamate e alla loro durata. La conclusione raggiunta è che alcuni sintomi soggettivi come vertigini, disagio e calore dietro all'orecchio sono correlati ad elevati valori di assorbimento di energia (>0,5 W/Kg) e a lunghe e ripetute chiamate giornaliere.

4) Alterazioni nei tracciati dell'Elettroencefalogramma e del flusso sanguigno cerebrale durante e dopo l'esposizione al campo di un cellulare

Si è reso noto che i campi di cellulari GSM alterano i tracciati dell'EGG durante e dopo l'esposizione, apportando in concomitanza alterazioni del flusso sanguigno cerebrale. Durante il processo cognitivo per un compito legato ad una sequenza visiva di lettere, i 902 MHz dei campi digitali alteravano le reazioni di asincronia/sincronia nell'EGG relativamente alle bande a 6-8 e 8-10 Hz, solamente però quando esaminate come un'operazione di carica della memoria e tenendo conto del fatto che lo stimolo presentato fosse o meno un obiettivo. Dopo 30 minuti di esposizione unilaterale della testa, la tomografia ad emissione di positroni (PET) comportava un aumento relativo del flusso sanguigno cerebrale nella corteccia dorso-laterale frontale in corrispondenza della parte esposta. Questi campi GSM pulsati incrementavano inoltre l'intensità dell'EGG nel raggio delle onde alfa (8-13 Hz) prima dell'inizio dello stato di riposo e nel campo dell'allungamento di frequenza durante la Fase 2 del sonno. Ancora più importante è il fatto che l'esposizione a campi non modulati aventi la stessa densità media di energia rispetto a quelli GSM non comportava un aumento dell'intensità nei tracciati dell'EGG riferiti alla veglia e al sonno, supportando così l'idea che la modulazione per impulso sia necessaria ad indurre le variazioni di veglia e riposo nell'EGG (Adey, 1997; Huber et al., 2002).

5) Modificazione della permeabilità della barriera emato-encefalica a causa del cellulare e di altri campi di microonde

Dal punto di vista storico, le osservazioni iniziali sulla possibile distruzione della barriera emato-encefalica (BBB) da parte dei campi di microonde si basavano sull'uso di campi radar da 36 GHz a supposti livelli di incidenza atermica (3mw/cm²) (Oscar e Hawkins, 1977). Gli studi così condotti hanno evidenziato nei topi un aumento dell'assorbimento da parte del cervello, attraverso la barriera di sangue, di sostanze come il mannitolo e l'inulina ma non di dextrano. Questa osservazione iniziale è stata eclissata da successivi studi d'èquipe, ai quali ha preso parte lo stesso Oscar, che hanno portato alla conclusione che la permeabilità alla saccarina da parte della barriera emato-encefalica non cambia (Oscar et al., 1982; Gruenau et al., 1982). Lo studio iniziale nel quale si erano utilizzati il mannitolo e l'inulina all'epoca non venne ripetuto.

Ulteriori studi condotti a partire dal 1988 da Salford e colleghi hanno evidenziato una consistente fuoriuscita di albumina attraverso la barriera emato-encefalica nei topi precedentemente esposti a tutto corpo e per due, ore ai campi di GSM con un assorbimento medio di energia di 2mW/Kg, 20mW/Kg e 200mW/Kg (Salford et al., 2003). I livelli di campo risulterebbero significativi nel caso di esposizioni atermiche. Gli animali esposti sopravvivevano per 50 giorni circa. Gli anticorpi dell'albumina mostravano evidenti focolai intorno ai vasi sanguigni più sottili della materia bianca e grigia. Come evidenziato dal color viola del cresilo, i neuroni danneggiati si trovavano tra quelli sani nella corteccia cerebrale, nell'ippocampo e alla base dei gangli, con un'incidenza massima intorno al 2%, tuttavia in alcune aree ristrette arrivavano a dominare l'immagine. I risultati dei gruppi differivano in modo significativo, comprovando una dose-dipendenza (P inferiore a 0,002). Gli autori sono giunti alla conclusione che "il tempo trascorso tra l'ultima esposizione e il decesso è di fondamentale importanza per individuare i focolai di fuoriuscita poiché l'albumina travasata si diffonde rapidamente al di sotto di concentrazioni che si possono dimostrare in modo accurato dal punto di vista immunoistologico. Tuttavia, l'iniziale fuoriuscita può dare inizio ad una seconda apertura nella barrieraemato-encefalica, innescando così un circolo vizioso, è stata riscontrata infatti la fuoriuscita di albumina anche due settimane dopo l'esposizione… Noi e altri studiosi abbiamo dimostrato che se una molecola relativamente grande come l'albumina è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, molte altre molecole più piccole, incluse quelle tossiche, possono penetrare nel cervello a causa dell'esposizione a campi di radiofrequenza".

A livello cellulare, un modello come quello della barriera emato-encefalica può essere ottenuto in vitro utilizzando gli astrociti dei topi e le cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni cerebrali dei suini (Schirmacher et al., 2000). L'esistenza di una barriera emato-encefalica formata da queste cellule endoteliali è stata confermata dalla presenza della proteina in grado di occludere la zona (segno degli stretti legami intercellulari), dai contatti tra queste cellule e dall'assenza di scissioni intercellulari. Le misurazioni sulla permeabilità con il saccarosio sono correlate alla "tenuta" fisiologica. L'esposizione di 4 giorni a campi di telefonia GSM a 1800 MHz determina un aumento significativo della permeabilità del saccarosio rispetto a soggetti non esposti.

6) Riferimenti bibliografici

[Ader, 1997] Adey WR 1997: I bio-effetti dei campi di comunicazione: i possibili meccanismi legati all'accumulo di sostanze. In Kuster N., Balzano Q., edizioni Lin; La sicurezza della comunicazione mobile, New York, Chapman e Hall, pp. 103-139.

[Edelsryn e Oldenshaw, 2002]: Gli effetti acuti sull'attenzione legati all'esposizione ad un campo elettromagnetico emesso dai cellulari. Neuroreport 13: 119-121

[Gruenau et al., 1982] Gruenau SP
[Huber et al., 2002] I Huber R., Troyer V, Borbely A. et al. (2002): I campi elettromagnetici, come quelli dei cellulari, alterano il flusso sanguigno in alcune zone del cervello e il sonno e la veglia nei tracciati dell'EGG. J Sleep Res 11: 280-295

[Krause et al., 2002] Krause CM, Sillanmaki L., Koivisto M. et al. (2002): Gli effetti dei campi elettromagnetici emessi dai cellulari sull'elettroencefalogramma durante un compito di memorizzazione visiva. Intermit Radial Biol 76: 1659-1667.

[Kuster et al., 1997] Kuster N., Balzano Q., Lin J, edizione 1997: La sicurezza della comunicazione mobile. New York, Chapman e Hall, pp. 279.

[Oscar e Hawkins, 1977] Oscar KJ, Hawkins TD (1997): L'alterazione dovuta alle microonde della barriera emato-encefalica nei topi. Brain Res 126: pp. 281-293.

[Oscar et al., 1982] Oscar KJ, Gruenau SP, Folker MT (1982): L'assenza degli effetti dei campi di microonde sulla permeabilità al saccarosio della barriera emato-encefalica nei topi. Exper Neural 75: 229-307

[Prece et al., 1999] Prece AW G, Davies-Smith A. et al. (1999): Gli effetti dei 915 MHz di un campo simulato per telefoni cellulari sulle funzioni cognitive dell'uomo. Internat J Rat Biot 75: 447-456.

[Salford et al., 2003] Salford L., Brun A., Eberhardt J. et al. (2003) I danni apportati alle cellule cerebrali dei mammiferi dopo l'esposizione alle microonde emesse dai telefoni cellulari GSM. Environmenthal Health Perspectives 2003

[Sandstrom et al., 2001] Sandstrom M., Wilen J., Oftedal G. et al. (2001): L'uso del cellulare e i sintomi soggettivi correlati. Occup Med (Lond) 51: 25-35.

[Schirmacher et al. 2000] Schirmacher A., Winters S, Fischer S. at al. (2000): I campi elettromagnetici (1,8 GHz) incrementano in vitro la permeabilità al saccarosio della barrieraemato-encefalica. Bioelectromagnetics 21: 338-345.

[Wilen et al. 2000] Wilen J, Sandstrom M., Hansonn Mild K (2003): Sintomi soggettivi tra gli utenti di telefoni cellulari: una conseguenza dell'assorbimento dei campi di radiofrequenza? Bioelectromagnetics 24: 152-159.

Vedi anche: Neuroscion.com

W. Ross Adey è Professore emerito di Fisiologia presso la Loma Linda University School of Medicine, Loma Linda California 92354 USA e-mail: Radcy43450@ aol.com.

Global Research (www.globalresearch.ca)
09.05.2007


Tratto da: www.comedonchisciotte.org

www.lehmann.altervista.org

 

 
5月18日

Auto blu da record in Italia

17/5/2007

Auto blu: Italia-garage

A noi il triste record mondiale

dalla "Stampa"

Fanno status e tutti le vogliono, dal ministro che magari la preferisce tedesca e superaccessoriata all'ultimo dei dirigenti, che la usa anche per fare la spesa con la moglie o per mandare una semplice lettera da un capo all'altro della città. Se le mettessimo tutte in fila, una davanti all'altra, la riga disegnata sulla carta geografica partirebbe da Roma e terminerebbe 400 chilometri più a Est di Mosca. Mentre in strada possono arrivare a formare un unico serpentone lungo 2.756 chilometri che da Roma arriva addirittura a Lisbona. I costi di gestione valgono una mezza Finanziaria, altrettanto il loro acquisto. Mentre per il loro lavaggio occorre requisire addirittura una diga.

Primato mondiale
Se queste cifre sembrano esagerate è solo perché è assolutamente esagerato il numero delle «auto blu» che circolano in Italia. Secondo le stime di Contribuenti.it, che negli ultimi due anni ha battuto a tappeto l'intero Paese, oggi le autovetture «blu» assegnate d'ufficio a politici, amministratori e dirigenti pubblici sono addirittura il triplo rispetto a due anni fa: ovvero 574.215 anziché 198.596. Numeri da record del mondo o solamente cifre un poco sovrastimate? «Se consideriamo che solo le auto dell'apparato statale sono all'incirca 200 mila e a queste aggiungiamo quelle di Comuni, Province, Comunità montane, consorzi, enti ed aziende pubbliche - risponde il direttore dell'associazione Vittorio Carlomagno - vediamo che si arriva esattamente a questa cifra. Il problema è che in Italia negli ultimi tempi gli amministratori pubblici, approfittando del federalismo e del decentramento dei poteri, hanno proprio superato ogni limite».

Una coda infinita
Le nostre 547 mila e passa autovetture pubbliche, se raffrontate alle 73 mila degli Usa, le 65 mila della Francia o le 54 mila della Germania, sono davvero tante. Ed a cascata producono altri numeri da paura. Calcolando una lunghezza media di 4 metri e 80 (misura a metà strada tra un'Alfa 159 ed un'Audi A8) se per assurdo le mettessimo tutte in fila in linea andremmo da Roma a Mosca ed anche oltre, oppure da Madrid ad Ankara. Impilate una sull'altra formerebbero invece una «torre» alta 862 chilometri, 97 volte l'Everest, 1.694 volte la quota del grattacielo più alto del mondo, il « Financial center» di Taipei. E poi non parliamo del parcheggio, dramma quotidiano di ogni italiano: messe in bell'ordine berline, station wagon e supercar occupano all'incirca 746 ettari, l'equivalente di 1065 campi da calcio, oppure dell'intera isola di Ponza. Per produrle una fabbrica come quella dell'Alfa Romeo di Pomigliano dovrebbe lavorare ininterrottamente per quasi 4 anni. Mentre per rifornirle di benzina (diciamo 30 euro di pieno al giorno?) se ne vanno all'incirca 3,2 miliardi di litri di benzina all'anno. Il che significa che oltre 2000 delle 4,4 mila pompe attive in Italia dovrebbero lavorare in esclusiva per loro.

Un esercito di autisti
Se la logica è quella di un autista per vettura per farle circolare tutte e 574 mila occorre aver a disposizione una «squadra» che corrisponde all'intera popolazione di una provincia grande come quella di Taranto, bambini ed anziani compresi. Se invece ci allarghiamo un poco e calcoliamo 1 autista e mezzo per vettura, arriviamo a quota 861 mila, che corrispondono agli abitanti di Torino o dell'intera provincia di Genova.

Un vero esercito, più grande di quello turco che (tanto per fare un altro esempio) conta «appena» 680 mila effettivi. Anche la voce pulizia ha il suo peso: per lavare a mano, all'incirca 50 volte l'anno, tutte e 574.215 queste auto si consumano ben 11,4 milioni di metri cubi d'acqua. Un vero e proprio fiume. O se vogliamo la metà della capienza attuale di una grande diga come quella di Ridracoli, che assicura l'acqua ad un milione di romagnoli e a tutti i turisti della riviera. Non parliamo poi di schiume e detersivi e del loro potere inquinante.

La spesa? Una mezza Finanziaria
Costi funzionamento, noleggi o spese per l'acquisto, non sono meno mostruosi. Senza calcolare tassa di possesso e assicurazione, solo per gli autisti (che per cautela paghiamo come un impiegato, ovvero 25 mila euro l'anno), il pieno (30 euro al giorno) ed i pedaggi (5 euro di media al giorno) la spesa annua ammonta a 18,23 miliardi di euro. In pratica una mezza Finanziaria. Se queste autovetture fossero tutte prese a nolo (contratto tutto compreso per due anni, come prevedono le convenzioni della Consip, l'agenzia del Tesoro che cura gli acquisti collettivi per la pubblica amministrazione) partendo dai 1.125 euro al mese indicati per una Bmw 525D si arriverebbe a spendere 7,9 miliardi l'anno.

Mentre per comperarle, partendo dai 36.200 euro spuntati dalla Consip per una Lancia Thesis 2.4 Jtd con cambio automatico, si arriverebbe a quota 20,7 miliardi di euro. Numeri esagerati? Forse. Allora dimezziamoli: i conti restano comunque altissimi, sia quelli di acquisto che quelli di gestione, e suggeriscono una sola cosa: che bisogna tagliare. Con più decisione di quanto si sia fatto in passato, quando Luigi Cappugi, in qualità di consulente del governo Berlusconi, arrivò a suggerire di usare i taxi ed in contemporanea di dimezzare il parco pubblico per risparmiare almeno 4,8 miliardi di euro l'anno, e poi la sua proposta cadde nel vuoto; e di quanto si sta facendo oggi. Non è un mistero infatti che, nonostante il giro di vite impresso a tutte le spese dal nuovo governo, i risultati stentino ad arrivare.

Basta vedere cosa succede al ministero dell'Economia, in prima fila della battaglia del rigore, la cui spesa per auto blu (in base ad indiscrezioni sui calcoli fatti dalla Ragioneria) è scesa da quota 1,176 milioni del 2004 ai 535 mila euro previsti per il 2007, con un taglio di 416 euro nel 2006 e di appena 43 mila quest'anno.

 

Da: www.tgcom.it

 

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5月13日

Morte in tv

9 Maggio 2007

Morte in tv

morti_in_tv.jpg



A 18 anni un ragazzo ha già assistito a 200.000 omicidi televisivi. E’ venuto su bene. Dove c’è abbondanza di armi, come negli Stati Uniti, non ci pensa su due volte. E fa la sua piccola strage. In altri casi, come in Europa, i morti ammazzati non lo turbano più. Da adulto può averne la sua dose quotidiana dai media senza traumi.
Il buono di una volta non uccideva mai, oggi uccide per dimostrare di essere buono. L’epicentro della cultura della morte televisiva è Hollywood. Non è un discorso anti americano, ma solo una constatazione. Confrontate un poliziesco francese o italiano con uno a stelle e strisce e fate la contabilità dei defunti.
Se vediamo un ferito per strada per un incidente copriamo gli occhi al nostro bambino. Poi a casa deleghiamo alla televisionebabysitter. Il bambino va in camera sua a guardare Hannibal Lecter che divora un cervello.
La visione della violenza, ormai a ogni ora del giorno, non può che produrre violenza. Questo può star bene alla NRA, la società di armi che ha eletto Bush, ma non ai genitori.
Io sto perdendo la mia battaglia con i figli più piccoli. Sanno meglio di me come si uccide un uomo con un colpo di taglio sotto il mento. O come si impicca. O come si tortura o si annega o si mitraglia. Hanno visto più sangue loro del primario dell’ospedale di Genova. Proibire ai bambini di guardare la televisione è tempo perso. Un papà non riesce a essere più cattivo di un telefilm.
L’uso della violenza è il rifugio della mancanza di idee. Al posto di un bel culo nudo, proibito nella fascia serale, c’è una pallottola in mezzo alla fronte. All’inizio dei film metterei il numero di assassini, che so 58, 231. Uno si sa regolare. E nei titoli di coda, accanto agli interpreti, le causa del decesso. Per completezza di informazione.
Da un po’ di tempo la morte televisiva mi dà la nausea. Spero che sia una nausea contagiosa. La violenza è l’ultima risorsa dei criminali e dei produttori cinematografici. Apriamo la porta di casa e usciamo fuori a giocare con i nostri figli.

Da: www.beppegrillo.it

 

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5月7日

Italiani: il senso di colpa non abita più qui

7/5/2007

Il senso di colpa passa di moda

Ne soffre solo un italiano su tre

Il rimorso non abita più tra di noi, almeno non per i motivi “classici”, come sesso, bugie e tradimenti: ne soffre infatti solo un italiano su tre e per il breve spazio di un paio di giorni al massimo. Il senso del peccato sembra ormai avviarsi sul viale del tramonto, mentre la disapprovazione sociale pesa più della virtù. E quanto alla necessità di chiedere perdono, l'assoluzione per una colpa si cerca su internet. Cambia anche il peso attribuito ai diversi peccati: lo shopping selvaggio è considerato più grave che trascurare i figli o non mantenere la parola data, mentre fare le corna al partner è un fatto di poco conto, quasi un vezzo.

Sono questi i risultati di una ricerca realizzata della rivista Riza Psicosomatica, condotta su circa 1000 italiani, maschi e femmine, di età compresa fra i 30 e i 60 anni. Il primo dato eclatante è che il peccato non fa più paura: soltanto il 36% degli italiani ammette di sentirsi in colpa ogni volta che commette qualche azione non esattamente virtuosa, mentre per tutti gli altri la voce della coscienza si fa sentire decisamente di meno: un altro terzo circa si sente in colpa soltanto "qualche volta", il 15% raramente e il 14% addirittura mai. Sono imperturbabili  soprattutto i maschi (57%), un po’ meno le donne (43%).

E se il senso di colpa non nasce dopo infranto principi etici o religiosi (6%) o per aver fatto  qualcosa di realmente sbagliato (12%), per un italiano su quattro conta molto di più la disapprovazione sociale (26%) o il fatto di non apparire all'altezza delle aspettative degli altri
(23%). In più, per il 10% del campione il vero peccato è non saper cogliere al volo le occasioni che si presentano. E se il tarlo del senso di colpa riesce a farsi sentire la soluzione è semplice: basta non pensarci (29%) e il rimorso passerà.  La coscienza torna a fare silenzio nel giro di pochi giorni (32%) o anche meno: a volte è questione di ore (per il 12%) o di  appena qualche minuto (7%). Soltanto un italiano su quattro (24%) cerca di rimediare alle proprie cattive azioni, mentre il 15% scarica il senso di colpa sugli altri, diventando aggressivo e irritabile. Il vecchio e rapido sistema di liberarsi la coscienza chiedendo semplicemente scusa è attuato dal 12%.

Eppure, la confessione sembra riacquistare un certo peso. Sette italiani su dieci sostengono di aver bisogno di riferire le proprie colpe per liberarsi del senso di colpa, ma più che al confessionale della Chiesa, sembrano aspirare a quello del Grande Fratello. E’ solo del 5% la quota di quanti si rivolgono al sacerdote: molto meglio gli amici (31%) oppure gli sconosciuti conosciuti in blog, chat e Internet (22%). Non c’è confidenza neppure con il partner: appena il 17% gli confida le proprie mancanze.

Nella hit parade dei vizi capitali del Terzo Millennio in vetta sta il fatto di spendere troppi soldi nello shopping, colpa più grave che non trascurare la propria salute o non occuparsi a sufficienza dei figli, rispettivamente al secondo e al terso posto. Far del male a qualcuno scivola al settimo posto, non mantenere la parola data addirittura al penultimo, mentre il tradimento si trasforma in peccato puramente veniale, meritevole appena del decimo posto.

 

Da: www.tgcom.it

 

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5月4日

Lippi, lezione di galateo ai nostri calciatori

4/5/2007

"Giocatori italiani maleducati"

Lippi agli arbitri: "Siete i migliori"

Nonostante tutti diano contro alla classe arbitrale italiana, il ct campione del mondo Marcello Lippi difende i fischietti e tira le orecchie ai calciatori nostrani. "Tecnicamente sono i più bravi d'Europa, grazie a una preparazione che li fa crescere fin dalla serie D. I giocatori sono invece, per gestualità e linguaggio, i più maleducati". Un aneddoto: "Quando giocavo nella Samp e Gussoni arbitrava, ci si dava del lei".

Con i calciatori italiani si è laureato campione del mondo, ma Marcello Lippi non si nasconde nel momento di tirare le orecchie ai giocatori nostrani che, a detta dell'ex commissario tecnico, sono "molto maleducati". Lippi ha parlato in occasione del raduno della classe arbitrale a San Giuliano Terme, durante il quale ha invece speso parole dell'elogio per i fischietti azzurri, finiti anche quest'anno nell'occhio nel ciclone dopo l'estate di Calciopoli. "Voi tecnicamente siete i più bravi d'Europa - ha detto Lippi rivolgendosi direttamente alle giacchette ex nere -, grazie ad una preparazione che vi fa crescere fin dalla serie D". Parole che devono aver riempito d'orgoglio gli arbitri, ma la notizia è quello che l'ex tecnico di Cesena, Napoli, Juve e Inter ha detto in seguito.

"I giocatori italiani, invece, sono per gestualità e linguaggio i più maleducati". E per rimettere in riga portieri, difensori, centrocampisti ed attaccanti, Lippi ha dato anche un consiglio alla truppa del designatore Gussoni: "Un consiglio che posso darvi, rivolto soprattutto ai più giovani, è di essere più decisi con i calciatori che manifestano un atteggiamento troppo forte in campo". Anche perché una volta la musica era ben diversa: "Un tempo, quando Gussoni arbitrava e io giocavo nella Sampdoria, in campo tra arbitri e calciatori ci si dava del lei".

 

Da: www.tgcom.it

 

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A letto meglio dormire soli: aiuta a mantenere in forma il cervello

4/5/2007

Coppia: "cara oggi dormo da solo"

Dividere il letto turba il sonno

A letto, meglio soli che male accompagnati. Uno studio condotto dall'Università di Vienna sostiene infatti che dormire accanto a qualcuno riduce le capacità mentali, specie quella degli uomini.

A prescindere se si faccia sesso o meno, anche il solo dividere il letto con qualcuno è un'esperienza impegnativa. Ci si trova spesso a dover combattere tutte le notti con chi ha il vizio di tirare le lenzuola dalla propria parte, oppure con chi ama dormire al centro del letto e confina il partner al bordo del materasso, o con chi si agita per tutta la notte, magari parlando nel sonno. E ci sono poi quelli che russano, quelli che litigano per la temperatura nella stanza, per il volume della televisione e l'orario della sveglia mattutina o, infine, sull'opportunità di far dormire il gatto ai piedi del letto. Tutto questo non permette il completo rilasssamento e questo influenza lo stato mentale del giorno dopo, soprattutto negli uomini. Le donne invece, avendo, secondo gli studiosi austriaci, il sonno più pesante, sarebbero portate ad essere meno turbate dalla presenza di qualcuno accanto.

La ricerca ha coinvolto 16 persone non sposate, tra i 20 e i 30 anni, che hanno dormito per 10 notti da sole e 10 notti in coppia. Tutti gli uomini hanno dichiarato di aver ripostao meglio in due, ma i test cognitivi  cui sono stati sottoposti indicavano il contrario, cosa che invece non è accaduta alle donne. Una spiegazione scientifica ad un dato di fatto universalmente noto: dormire abbraccicati con il proprio partner è un piacere tutto femminile, e poco apprezzato dagli uomini. In genere infatti, il maschio medio preferisce dormire "lontano" dalla propria compagna, venendo spesso accusato di insensibilità. Ora la scienza viene in aiuto di tutti quegli uomini che vorrebbero dormire occupando da soli ogni centimetro quadrato del materasso.

E sui pregi e difetti del dormire insieme, attività "scontata" in una coppia, un professore di sociologia dell'Università del Minnesota, Paul Rosenblatt, ha deciso di scrivere un libro "Two in a Bed: The Social System of Couple Bed Sharing".
Tra le teorie elaborate dal dottor Rosenblatt ad esempio quella che attribuisce alla condivisione del letto un effetto terapeutico nelle coppie che hanno subito un lutto, perchè aiuta a dialogare con il proprio dolore. In molti casi, infatti, trascorrere la notte vicini, abbracciati a chi si ama, dà conforto e dona un senso di benessere, e questa intimità spesso favorisce il dialogo che permette di "metabolizzare" la sofferenza.
In ogni caso, conclude il sociologo americano, dormire accanto al partner rimane un'esperienza alla quale, nonostante i molti inconvenienti, difficilmente una coppia rinuncia. Un momento di intimità, rassicurante, in cui spesso si salvano persinoi matrimoni. Perchè è il letto in fondo il nido in cui la coppia ritrova la giusta privacy e riconquista la propria dimensione.

Da: www.tgcom.it

 

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5月1日

Assicurazione sui crediti internazionali: i misteri della SACE (S.p.A. pubblica)

 27/04/2007

Sace: profitti assicurati. I misteri della spa “pubblica”
Gianni Ballarini

Garantisce le imprese italiane all’estero. L’unico azionista è il ministero del tesoro, che incassa ricchi dividendi. Ma, nel tempo, è stata una macchina terribile nel produrre l’indebitamento dei paesi in via di sviluppo. Le sue operazioni sono avvolte nel silenzio. Soprattutto quelle legate al commercio delle armi.


È uno dei salotti bene dell’economia italiana. Conosciuto da pochi. Dove si elogia il silenzio. E si coccola la riservatezza. Ambito dalla grande imprenditoria e dalle banche, perché in un angolo della sua sala è custodito un forziere, ricco di “dobloni”. Ma anche l’affamata politica, che nel tempo si è pure abbuffata al suo tavolo, ignora spesso che cosa si muova, carsicamente, nelle stanze di comando di quel fortino. Di ufficiale si sa che è (stato), insieme ai suoi simili occidentali, uno dei più potenti strumenti di indebitamento dei paesi poveri.
 
Da sotto il velo del mistero, sbuca la Sace, la “società per azioni a capitale interamente pubblico, nata per le attività di sostegno delle operazioni di export delle imprese italiane in ambito internazionale”. Una compagnia di assicurazione pubblica, a garanzia del rischio commerciale e politico, per le imprese nazionali. “Missione” tipica di tutte le agenzie di credito all’esportazione (Ace) mondiali.
 
È alla sua porta, ad esempio, che bussa l’azienda italiana che deve fare un grosso lavoro in un paese dove c’è il rischio di non essere pagati. L’azienda versa un premio, la Sace le fa una polizza. Poi, se l’affare va male – per un colpo di stato o perché scoppia una guerra o per qualsiasi altro avvenimento “politico” – scatta l’indennizzo, come avviene in un “sinistro” assicurativo qualsiasi. La differenza, rispetto alle assicurazioni tradizionali, è che l’agenzia paga con soldi “pubblici”, essendo una spa il cui unico azionista è il ministero del tesoro.
 
Non solo. Nel momento in cui Sace subentra nel credito all’azienda, sarà la stessa agenzia a reclamare il pagamento allo stato straniero. Se quest’ultimo resta inadempiente, quelle perdite diventeranno una parte del debito bilaterale dovuto da quel paese all’Italia. Un meccanismo semplice, che ha alimentato, soprattutto negli anni ’80 e ’90, lo strangolamento dei paesi in via di sviluppo.
 
E arricchito le economie, le imprese e gli istituti di credito dei paesi ricchi. Il “paracadute pubblico” ha coperto nel tempo, con molta leggerezza, investimenti improduttivi e rischiosi, approfittando di regimi corrotti o autoritari del sud del mondo. E i debiti generati pesano in proporzioni notevoli, essendo gravati da interessi a tassi commerciali e non a tassi calmierati, come previsto nei prestiti bilaterali o multilaterali o nei crediti di aiuto.
 
C’è da assicurare le aziende italiane in Iraq? Nessun problema, garantisce Sace. L’Iran è un paese a rischio? Non per Sace, che ha un’esposizione nei confronti dell’ex Persia di oltre 4 miliardi di euro. La Nigeria è una paese ad alto rischio corruzione? L’Eni lavori tranquillo: ha le spalle coperte da Sace.
 
 
Forziere e trasparenza
 
Soprattutto dopo la sua trasformazione in spa (nel 2004), nell’agenzia italiana convivono due anime: quella privata di assicuratore attivo nel mercato delle protezioni sui crediti a breve termine e delle cauzioni. E quella pubblicistica, di un organismo che offre agli esportatori italiani una copertura a lungo termine (oltre 24 mesi) dei rischi politici, che ben difficilmente potrebbe essere fornita da operatori privati.
 
Negli ultimi 5 anni la Sace si è rivelata per il suo azionista un piccolo forziere pieno di liquidità, da cui prelevare qualche cerotto milionario per tamponare le falle del bilancio statale. A fine 2006, ad esempio, il cda di Sace ha staccato un assegno da 3,5 miliardi di euro e consegnato nelle mani del ministro Tommaso Padoa Schioppa, come restituzione di parte del capitale (8 miliardi 225 milioni e spiccioli) avuto in dote.
 
L’agenzia è una macchina che macina soldi a palate. Per utili distribuiti nel 2005 (590 milioni di euro), è stata la terza società che fa capo al Tesoro, superata solo da Eni (900 milioni) ed Enel (593). Ha invece chiuso il 2006 con un utile netto di 510,1 milioni di euro (contro i 757,4 del 2005), distribuendo all’azionista un dividendo pari a 339,1 milioni.
 
Sommando un po’ tutto (dividendi e capitali restituiti), negli ultimi 5 anni la Sace ha ridato al ministero quasi 5 miliardi di euro. Un tesoro. A differenza di quello che capitava nei decenni scorsi, quando era in perenne perdita ed era solo utilizzata come macchina di potere e di corruzione. Sace, tuttavia, ha mantenuto un tratto costante nel tempo: la riservatezza, che sconfina spesso nella segretezza.
 
Ancora oggi è un’impresa titanica ottenere la lista dei beneficiari delle coperture assicurative o degli indennizzi Sace. I dirigenti si trincerano nella formula: «Tuteliamo il segreto commerciale e la privacy dei clienti». Un componente del cda ci ha confidato: «Provi a chiedere informazioni all’amministratore delegato delle “Generali”. Vedrà se le risponde». Ma le Generali non hanno un capitale totalmente pubblico.
 
«Infatti, noi rispondiamo al Tesoro». Evidentemente al ministero fanno poche domande alla società, perché, quando abbiamo chiesto informazioni ai suoi uffici, molti sono caduti dalle nuvole. Nello stesso rapporto annuale di attuazione della legge 209/2000 (che prevede la cancellazione bilaterale dei debiti per i paesi più poveri) le specifiche operazioni inerenti il debito Sace cancellato non sono rese pubbliche, a differenza del debito generato dai crediti d’aiuto.
 
 
Il mercato delle armi
 
Un silenzio d’oro che gonfia gli interrogativi. Siamo sicuri, ad esempio, che tutte le operazioni che concludono all’estero le nostre aziende siano sempre limpide? Uno dei sospetti maggiori riguarda il traffico di armi: ottimo affare per la Sace, strumento indispensabile per venderne sempre di più in giro per il mondo.
 
«Assicuriamo molte operazioni legate ai sistemi di difesa e alle armi», conferma un membro del cda, che vuole mantenere l’anonimato. «Hanno tutte, comunque, il via libera dal ministero degli esteri». Dati puntuali, zero. «Privacy». Ma è noto come Finmeccanica sia tra i clienti più importanti dell’agenzia di credito. Quest’ultima, ad esempio, ha assicurato nel luglio del 2005, per 55 milioni di euro, la fornitura di 5 elicotteri Agusta al governo turco.
 
Ha emesso nel gennaio del 2006 una garanzia di oltre 21 milioni per Alenia Aeronautica (sempre gruppo Finmeccanica) per la vendita di tre aerei all’India. Da quando è nato il programma aerospaziale Atr, sono oltre 90 le operazioni legate alla vendita di questi velivoli supportate da Sace. E agli inizi del 2000, l’agenzia italiana garantì la fornitura di 30 elicotteri da combattimento al Sudafrica, con un’opzione per altri 10.
 
Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, è perfino nel Comitato consultivo di Sace, chiamato a dare suggerimenti sulla linea politica dell’agenzia di credito all’esportazione. E che il commercio delle armi sia un business su cui calare un velo di riservatezza, lo dimostra il fatto, infine, che i settori aerospaziali, della difesa e delle telecomunicazioni sono stati esclusi dalla policy of disclosure (politica di divulgazione) delle informazioni che l’agenzia si è data nel 2003. Una politica che doveva rappresentare un timido passo nella direzione di una maggiore trasparenza in alcuni settori. Non in quello armiero.

 

Da: www.nigrizia.it

 

www.lehmann.altervista.org


 

Caro benzina: i gestori rispondono alle accuse di speculazione

30/4/2007

"Caro-benzina? Acqua costa di più"

I gestori dopo accuse di speculazione

I consumatori hanno accusato i benzinai di speculare sul ponte del primo maggio con gli ennesimi ritocchi al prezzo del carburante. Ma loro, i gestori degli impianti, ribattono che la loro benzina costa meno dell'acqua e che a pesare sul prezzo sono soprattutto le tasse, che si portano via il 62% dei ricavi totali. Su ogni pieno di benzina da 50 euro oltre 31 "bruciano" in tasse, dicono, tra accise e Iva. Il peso fiscale che grava sul carburante raggiunge infatti oltre il 62% del prezzo pagato agli automobilisti. Ma senza questo balzello un litro di verde costerebbe meno di un litro di acqua minerale, meno della metà di un litro di latte e quasi la metà di una tazzina di caffè espresso al bar.

A fare i conti sono i benzinai che stavolta hanno deciso di scendere in campo con una vera e propria campagna d'informazione ai cittadini-consumatori sui prezzi della benzina, rinviando al mittente le critiche e le accuse sull'andamento dei costi dei carburanti e parlano di "verità taciuta", sottolineando che il "margine industriale lordo" incide solo per l'11% sul prezzo finale e che i "gestori ricavano meno di un euro e mezzo dai 50 euro spesi per un pieno da un automobilista".

Su una spesa di 50 euro di carburante 31,06 euro (il 62,134%) vanno alle casse dello stato sotto forma di tasse, 13,66 euro (il 27,32%) sono il costo per la materia prima sui mercati internazionali mentre 3,83 euro (il 7,65%) va ai petrolieri e 1,45 euro (il 2,9%) ai gestori.

"Un litro d'acqua minerale acquistato in un negozio di alimentari costa 0,54 euro, un litro di latte 1,29 euro mentre un litro di caffè consumato al bar 17,34 euro. Tutti prezzi al netto delle tasse. "Un litro di benzina senza piombo costa invece, sempre tasse escluse, 0,43 euro al litro" spiegano i benzinai della Faib Aisa-Confesercenti, della Fegica-Cils e della Figisc Anisa-Confocommercio in una nota, sottolineando che "l'acqua costa il 126%, il latte il 300% e il caffè il 4.033% in più rispetto alla benzina".

 

Da: www.tgcom.it

 

www.lehmann.altervista.org

 

Ha inizio oggi...

Ciao a tutti!!
 
  Ha inizio oggi, Primo Maggio e Festa dei Lavoratori dell'Anno Domini 2007, la mia attività di blog su questo spazio "gentilmente concessomi" dal msn...
 
Bandiera italiana
(Ci metto pure la bandiera italiana che sta sempre bene...)
 
In qualità di monarca assoluto per volontà divina (diciamola così ) vi do il benvenuto nel "mio piccolo regno", sperando vi possa piacere come spazio web.
Visto che da tempo non ho più la possibilità di inviarvi le email con le notizie, ho pensato che le notizie simpatiche ed interessanti d'ora in avanti verranno pubblicate qui, così non avrò problemi legati all'invio dei msg di posta, che da molto tempo ormai mi ha creato problemi e mi ha impedito di mandarvele (circa da agosto/settembre 2006). Ora provo con questo esperimento... speriamo funzioni...
 
Il qui presente gestore del blog vi augura buon divertimento! I commenti alle news sono sempre ben accetti: ovviamente verranno rimossi quelli offensivi o che non hanno nulla a che fare con la tematica dell'articolo...
 
Ciao ciao!!
 
Fabio