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7月24日
23 Luglio 2007
Quando la minaccia ti chiama con il Messenger
Piccole paranoie e momenti morti sono un ingrediente fondamentale del successo delle truffe su internet. Se poi si aggiunge l'alta fedeltà del mittente, il risultato è garantito.
Prendiamo la truffa che è tornata alla ribalta nelle ultime settimane con un nome, e forse proprietario, diverso. Qualche mese fa si chiamava «CheckMessenger», adesso «Messengerscan», apparentemente è un servizio che ti permette di vedere chi ti ha «bloccato» su Messenger, il servizio di messangeria istantanea di Msn. In pratica è un maniera furba di rubare la password e tutti i contatti del malcapitato. Che oltre il danno subito avrà anche la beffa di vedere il suo nick cambiato nello slogan del sito «CheckMessenger, scopri chi ti ha bloccato su Msn!".
Di solito la «soffiata» arriva da qualche amico o dai contatti e dunque non è riconoscibile come «spam», in più, la grafica molto in stile Msn dei siti certo non aiuta.
7月19日
Come i produttori alimentari prendono in giro i consumatori con ingannevoli elenchi di ingredienti di Mike Adams del 10 luglio 2007 Tradotto dal sito http://www.newstarget.com/ da Pamio Lodovico vedi articolo originale http://www.newstarget.com/z021929.html
Il mito: L’elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari è studiato per informare i consumatori circa il contenuto del prodotto stesso. La realtà: l’elenco degli ingredienti è usato dai produttori alimentari per imbrogliare i consumatori sul fatto che siano più sani di quello che in verità sono. Questo articolo esplora i più comuni trucchi usati dalla aziende alimentari per ingannare i consumatori. L’articolo contiene anche utili informazioni per aiutare i consumatori a leggere le etichette dei prodotti con il giusto scetticismo.
Ingannare i consumatori: trucchi del commercio alimentare Se la Scheda Nutrizionale Informativa presente nella confezione del prodotto alimentare elenca tutte le sostanze contenute nel prodotto, come possono ingannare i consumatori? Ecco alcuni dei modi più comuni: Uno dei trucchi più comuni è quello di distribuire gli zuccheri presenti tra molti ingredienti così che le quantità di zuccheri non compaiono nei primi tre dell’elenco. Per esempio un’azienda può usare una combinazione di saccarosio, fruttosio, sciroppo di cereali, sciroppo di grano, zucchero di canna non raffinato, destrosio e altri zuccheri per essere sicura che nessuno di essi sia presente in quantità sufficiente da arrivare nelle prime posizioni dell’elenco degli ingredienti (ricordate che gli ingredienti sono elencati in ordine di proporzione nel prodotto, con i più presenti elencati per primi). Questo inganna i consumatori sul fatto che il prodotto non è fatto in realtà principalmente da zucchero mentre i principali ingredienti potrebbero essere differenti tipologie di zucchero. E’ un modo per spostare artificialmente lo zucchero più giù nella lista degli ingredienti, non informando sul contenuto reale di zucchero presente nell’intero prodotto. Un altro trucco consiste nel gonfiare l’elenco con minuscole quantità di ridondanti ingredienti. Si può vederlo nei prodotti per la cura personale e nello shiampo, dove le aziende dichiarano di fornire shampoo alle erbe che in realtà hanno un contenuto di erbe quasi inesistente. Nei prodotti alimentari le aziende gonfiano la lista degli ingredienti con “salutari” bacche, erbe o super-cibi che, molto spesso, sono presenti solo in minuscole quantità. La presenza alla fine dell’elenco degli ingredienti della “spirulina” è praticamente insignificante. Non c’è abbastanza sbirulina in quel prodotto che possa produrre reali effetti sulla vostra salute. Questo trucco è chiamato “etichetta imbottita” ed è comunemente usato dai produttori di “junk-food” (cibo spazzatura) che vogliono saltare sul carro dei prodotti biologici senza in realtà produrre cibi salutari.
Nascondere ingredienti dannosi Un terzo trucco consiste nel nascondere ingredienti dannosi dietro nomi dal suono innocente, che fanno credere al consumatore che siano sani. L’estremamente cancerogeno nitrito di sodio (conservante E250), per esempio, suona perfettamente innocente, ma è ben documentato che è causa di tumori al cervello, cancro al pancreas, cancro al colon e molti altri tipi di cancro. Carminio suona come un innocente colorante per alimenti, ma in realtà è fatto con le carcasse frantumate di scarafaggi rossi della cocciniglia. Naturalmente, nessuno mangerebbe yogurt alle fragole se sulla etichetta ci fosse indicato “colorante rosso per alimenti a base di insetti”. Allo stesso modo, estratto di lievito suona come un ingrediente salutare, ma in realtà è un trucco usato per nascondere il glutammato monosodico (MSG, un esaltatore chimico di sapore, per dare gusto ai cibi eccessivamente elaborati) senza avere l’obbligo di indicarlo nell’etichetta. Molti ingredienti contengono glutammato monosodico nascosto e io ho scritto parecchio su questo nel sito. Praticamente tutti gli ingredienti idrolizzati contengono alcune quantità di glutammato monosodico nascosto.
Non essere ingannati dal nome del prodotto Sapete che il nome del prodotto alimentare non ha nulla a che fare con ciò che c’è dentro? Aziende alimentari fanno prodotti come “Guacamole Dip” (salsa di avocado) che non contiene avocado! Sono fatti, invece, con olio di soia idrogenata e colorante chimico verde. Ma ingenui consumatori comprano questi prodotti, pensando di prendere salsa di avocado, in realtà stanno comprando colorante verde, squisito dietetico veleno. I nomi dei cibi possono includere parole che descrivono ingredienti che nel cibo non ci sono per niente. Un cracker al formaggio, per esempio, non deve necessariamente contenere del formaggio. Qualcosa di “cremoso” non deve contenere la crema. Un prodotto alla frutta, non ha bisogno di contenere nemmeno una singola molecola di frutta. Non fatevi ingannare dai nomi dei prodotti stampati sulla confezione. Questi nomi sono ideati per vendere i prodotti, non per descrivere gli ingredienti contenuti in essi.
La lista degli ingredienti non include gli inquinanti Non c’è la necessità, nell’elenco degli ingredienti, di includere i nomi degli inquinanti chimici, metalli pesanti, bisphenol-A, PCBs (bifenile policlorurato), perclorato o altre sostanze tossiche trovate nei cibi. Come risultato abbiamo che la lista degli ingredienti non elenca quello che in realtà c’è nel cibo, elenca soltanto quello che i produttori vogliono che tu creda che ci sia nel cibo. Richieste per elencare gli ingredienti nei cibi furono prodotto da uno sforzo congiunto tra il governo e l’industria privata. All’inizio, le aziende alimentari non volevano fosse obbligatorio indicare tutti gli ingredienti. Chiesero che gli ingredienti fossero considerati “proprietà riservata” e che elencarli, svelando così i loro segreti modi di produzione, avrebbe distrutto i loro affari. E’ un’assurdità, naturalmente, poiché le aziende alimentari volevano soltanto tenere all’oscuro i consumatori su quello che in realtà c’è nei loro prodotti. E’ per questo che non è ancora richiesto di elencare i vari inquinanti chimici, pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze che hanno un notevole e diretto impatto sulla salute dei consumatori. (Per anni, le aziende alimentari hanno combattuto duramente contro l’elenco degli acidi grassi, ed è solo dopo una protesta di massa delle associazioni di consumatori che la FDA alla fine ha obbligato le aziende ad includere nell’etichetta gli acidi grassi).
Manipolare la quantità delle porzioni Le aziende alimentari hanno capito anche come manipolare la porzione del cibo al fine di far apparire i loro prodotti privi di ingredienti nocivi come gli acidi grassi. La FDA , ha creato un sotterfugio per riportare gli acidi grassi nell’etichetta: Ogni cibo che contiene 0.5 grammi di acidi grassi o meno per porzione è permesso, sull’etichetta, dichiararlo a contenuto ZERO di acidi grassi. Questa è la logica della FDA dove 0.5 = 0. Ma matematica confusa non è il solo trucco giocato dalla FDA per proteggere gli interessi commerciali delle industrie che dichiara di controllare. Sfruttando questo trucchetto dei 0.5 grammi , le aziende arbitrariamente riducono le porzioni dei loro cibi e livelli ridicoli – giusto per tenere gli acidi grassi sotto i 0.5 grammi per porzione. Così loro dichiarano in grande sulla confezione “ZERO Acidi Grassi”. In realtà, il prodotto può essere pieno di acidi grassi (trovati in oli idrogenati), ma la porzione è stata ridotta ad un peso che può essere appropriato solo per nutrire uno scoiattolo, non un essere umano. La prossima volta che voi prendete un prodotto da drogheria, controllate il “Numero di porzioni” indicato sulla Scheda Nutrizionale Informativa. Troverete probabilmente dei numeri talmente alti che non hanno nulla a che fare con la realtà. Un produttore di biscotti, per esempio, può dichiarare che un biscotto è un’intera “porzione” di biscotti. Ma voi conoscete qualcuno che, in realtà, mangia solo un biscotto? Se un biscotto contiene 0.5 grammi di acidi grassi, il produttore può dichiarare che l’intero pacco di biscotti è “SENZA Acidi Grassi”. In realtà, il pacco può contenere 30 biscotti, ognuno con 0.5 grammi di acidi grassi, che porta a 15 grammi totali per l’intero pacco (ma presuppone che la gente possa in realtà fare la somma che è naturalmente più difficoltosa per il fatto che gli oli idrogenati nuocciono al cervello. Ma credetemi: 30 biscotti x 0.5 grammi per biscotto in realtà fa un totale di 15 grammi ). Tu prendi un pacco di biscotti che contiene 15 grammi di acidi grassi (che è una dose enorme di veleno dietetico) mentre loro dichiarano grammi ZERO. Questo è solo un altro esempio di come le aziende alimentari usano la Scheda Nutrizionale Informativa e l’elenco degli ingredienti per ingannare e non per informare i consumatori. Ecco alcune ulteriori dritte per decifrare con successo gli ingredienti delle etichette:
Consigli per leggere gli ingredienti delle tabelle 1) Ricordare che gli ingredienti sono elencati in ordine della loro proporzione nel prodotto. Questo significa che i primi 3 ingredienti contano molto di più di qualsiasi altro. I primi 3 ingredienti sono quello che tu principalmente stai mangiando. 2) Se l’elenco degli ingredienti contiene lunghe parole apparentemente chimiche, che tu non riesci nemmeno a pronunciare, evita l’articolo. Probabilmente contiene vari chimici tossici. Perché vuoi mangiarli? Introduci ingredienti che conosci. 3) Non farti ingannare da fantastici nomi di erbe o altri ingredienti che appaiono molto giù nella lista. Alcuni produttori di alimenti che includono “goji bacche” (bacche di Lycium) verso la fine dell’elenco le usano solo come trovata pubblicitaria da apporre sull’etichetta. La reale quantità di goji bacche (bacche di Lycium) nel prodotto è probabilmente minuscola. 4) Ricorda che l’elenco degli ingredienti non deve elencare inquinanti chimici. I cibi possono essere contaminati con pesticidi, solventi, acrilamidi, PFOA (Acido di Perfluorooctanoic), perclorati (combustibili per razzi) e altri tossici chimici senza l’obbligo di elencarli. Il miglior modo di limitare l’ingestione di tossici chimici è comprare biologico, o cibi freschi poco trattati. 5) Cercare parole come “germogliato” o “naturale” che indica cibi di alta qualità. Chicchi e semi germogliati e sono più sani di quelli non germogliati. Ingredienti naturali sono generalmente più sani di quelli trattati o cotti. I chicchi interi sono più sani di quelli arricchiti. 6) Non fatevi ingannare dalla parola “grano” quando deriva da farina. Tutta la farina derivata dal grano può essere chiamata “farina di grano”, anche se è stata trattata, sbiancata e privata dei suoi nutrimenti. Solo la farina di grano “chicco intero” è il tipo di farina sano. (Molti consumatori, sbagliando, credono che prodotti di “farina di grano” derivino dal chicco intero. Infatti questo è falso. I produttori alimentari ingannano i consumatori con questo trucchetto. 7) Non fatevi ingannare nel credere che i prodotti integrali siano più sani dei prodotti naturali. Lo zucchero bruno è solo una trovata pubblicitaria – è zucchero bianco con colorante marrone e aroma aggiunto. Le uova integrali non sono diverse da quelle bianche (eccetto per il fatto che i loro gusci appaiono bruni). Il pane integrale può non essere più sano del pane bianco, a meno che non sia fatto con chicchi di grano interi. Non fatevi ingannare dai cibi “integrali”. Sono delle trovate pubblicitarie dei giganti della produzione alimentare per ingannare i consumatori nel pagare di più per i prodotti fabbricati da loro. 8) Attenzione all'inganno delle piccole porzioni. I produttori alimentari usano questo trucco per ridurre il numero di calorie, grammi di zucchero o grammi di acidi grassi che i consumatori credono siano contenuti nei prodotti. Molte porzioni sono arbitrarie e non hanno un fondamento reale. 9) Vuoi sapere realmente come acquistare i cibi? Scarica la nostra guida "Honest Food Guide", un onesto rapporto sul cibo che è stato scaricato da oltre 800.000 persone. E’ in sostituzione dell’assai corrotto e manipolato Food Guide Pyramid della USDA (United States Department of Agricolture), che è poco più di un documento di marketing a favore delle fattorie industriali e delle grandi corporazioni dell’alimentare. L’Honest Food Guide è un rapporto nutrizionale indipendente che rivela esattamente cosa mangiare e cosa evitare per migliorare la propria salute.
Da: www.disinformazione.it
www.lehmann.altervista.org
7月18日
17-07-2007 Sedici anni, l'età per votare*
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| Alessandro Rosina
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Dopo la scelta fatta dall’Austria, è sempre più vivace anche nel nostro paese la discussione sull’abbassamento dell’età al voto. Uno dei più concreti segnali di apertura in questo senso è la recente decisione di far partecipare anche sedicenni e diciassettenni all’elezione dei componenti delle assemblee costituenti del Partito democratico che si terrà il 14 ottobre . Varie sono le obiezioni sollevate, da molte parti, sull’estensione di tale possibilità anche per le elezioni amministrative e politiche, nessuna però appare essere pienamente convincente.
I motivi a favore
Se ci sono buoni motivi per ringiovanire l’elettorato nel mondo occidentale, questi sono ancor più accentuati nel nostro paese. Per esempio, da noi, i meccanismi del ricambio generazionale sono più inceppati che altrove. Varie sono le evidenze empiriche che lo testimoniano, a partire dal fatto che la classe dirigente e, soprattutto, quella politica sono caratterizzate da una scarsa presenza di esponenti delle più giovani generazioni. Alla maggior età media delle più importanti cariche di governo e istituzionali si associa anche, rispetto agli altri paesi occidentali, una più scarsa attenzione politica verso i giovani. E infatti le politiche nei loro confronti risultano cronicamente carenti in Italia, e la protezione sociale particolarmente bassa. Attualmente, la spesa sociale italiana è in Europa una tra le più sbilanciate a favore delle generazioni più anziane. Oltre i due terzi va in pensioni e invalidità, mentre nettamente inferiore rispetto alla media europea è la quota che va per casa, disoccupazione ed esclusione sociale. Le difficoltà a mettere in campo gli "ammortizzatori sociali" contro la precarietà, a intaccare i privilegi acquisiti per dar spazio alle forze più dinamiche, a costruire un sistema previdenziale più equo dal punto di vista generazionale, sono tutti esempi che testimoniano quanto poco la politica italiana stia investendo nel ridurre i rischi e nell’aumentare le opportunità delle più giovani generazioni. Se già oggi la classe politica è tra le più anziane e la spesa sociale a favore dei giovani è tra le più basse, tutto ciò potrebbe ulteriormente peggiorare come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. A causa della persistente denatalità italiana, il peso demografico dei giovani è destinato infatti a ridursi da noi più che altrove, e per converso è destinato ad accrescersi quello degli anziani. Saremo nei prossimi decenni, assieme al Giappone, il paese al mondo con struttura per età più squilibrata al mondo. Il che significa meno peso elettorale e (presumibilmente) politico dei giovani, e ancor più spesa sociale assorbita (per previdenza e salute pubblica), a parità di risorse, dalle generazioni più anziane. Il voto a sedicenni e diciassettenni consente quantomeno di dar più rilevanza al voto "dei" giovani e (presumibilmente) "per" i giovani. Attualmente il peso elettorale (per ora virtuale) dei sedicenni e diciassettenni equivale a quello degli over 85. Ci si può chiedere perché nella decisione di chi è chiamato a responsabilità di governo (o amministrazione locale) i novantenni contino più dei diciassettenni. Tanto più che da qui al 2035 il peso dei primi è destinato comunque a diventare il triplo rispetto a quello dei secondi (Figura 1).
I motivi contro
Verso la proposta di abbassare sotto i diciotto anni l’età del diritto di voto sono state sollevate da varie parti alcune perplessità. Uno dei principali argomenti utilizzati è che "non sono ancora maturi per il voto" e che a tale età i giovani devono concentrarsi soprattutto sullo studio. È vero che una quota elevata di sedici-diciassettenni frequenta le scuole superiori (oltre l’80%), ma ciò vale anche per i diciottenni (oltre il 70%). Inoltre una parte di essi lavora. Se le leggi italiane prevedono che un sedicenne possa lavorare e pagare le tasse, perché non dovrebbe poter esprimere il suo voto su chi poi amministra la cosa pubblica? Riguardo all’immaturità vi è chi sostiene che pretendiamo troppo da loro e che c’è il rischio di volerli responsabilizzare eccessivamente e farli crescere in fretta. Una tesi curiosa visto che semmai in Italia c’è il rischio contrario, ovvero quello di tenerli immaturi a lungo e rallentare tutti i passaggi alla vita adulta. La gran parte dei giovani danesi vive già in modo indipendente dai genitori a diciotto-venti anni. La maggioranza dei giovani europei lascia la casa dei genitori entro i venticinque. Nel nostro paese è invece sempre più comune rimanervi fino ai trenta e oltre. Ben venga quindi un voto che tratta meno da immaturi e responsabilizza un po’ di più i giovani italiani. C’è poi chi è scettico perché teme un voto troppo influenzabile da un lato, e troppo "ideologizzato" dall’altro. E allora? È certo possibile che molti giovani votino come i propri genitori, e altri si facciano un’opinione attraverso gli strumenti di confronto che offre internet (blog, forum, eccetera). Perché nella democrazia italiana dovrebbe invece pesare di più il voto meno "ideologico" e più "inerziale", meno basato su internet e più sulla televisione, di un ottantacinquenne? Infine, un argomento spesso usato è quello, basato su impressioni personali, che comunque la grande maggioranza dei sedicenni non sarebbe interessata a partecipare alle elezioni amministrative e politiche. I dati raccontano invece una storia diversa. Secondo l’indagine Istat "Aspetti della vita quotidiana", i disinformati e disinteressati dei fatti della politica sono meno della metà dei sedici-diciassettenni. Recenti indagini su tale fascia d’età (ad esempio, quella condotta a Milano dall’Osservatorio sui diritti dei minori) evidenziano come quasi tre su quattro sarebbero contenti di poter votare (e oltre il 40 per cento di chi è favorevole si sente più informato e consapevole rispetto alle generazioni precedenti).
Investire sul futuro
Si dice spesso che l’Italia è un paese bloccato, ingessato, che ha bisogno di liberare le sue forze più dinamiche ed investire sul proprio futuro. Per farlo sono necessarie scelte coraggiose e segnali di discontinuità rispetto alle vecchie logiche. L’abbassare il diritto di voto ai sedici anni significa per la politica, quantomeno, doversi maggiormente confrontare con l’Italia che sarà, porsi il problema di chi sono e come si stanno formando le più giovani generazioni. E magari scommettere un po’ di più sul futuro e difendere un po’ meno i privilegi acquisiti.
Figura 1 - Elettori (potenziali) 16-17enni e (effettivi) over 85 (Fonte: previsioni Istat)
* l'articolo e' presente anche anche su www.neodemos.it
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Da: www.lavoce.info
www.lehmann.altervista.org
7月7日
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6 luglio 2007
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Io, produttore di cravatte, responsabile del global warming
di Flavio Cima (imprenditore) |
Caro direttore, l'Italia si conferma uno strano Paese. Un Paese in cui una grande compagnia petrolifera ha deciso di lanciare una forte campagna ambientalista e progressista — ripresa e amplificata da tutti i giornali — contro l'uso della cravatta,ritenuta la vera responsabile dell'inquinamento ambientale. Questi "petrolieri ambientalisti" hanno trovato anche uno slogan suggestivo: l'Eni si toglie la cravatta, nell'intento di indurre i cittadini a comportamenti virtuosi e ridurre così l'emissione dei gas serra. Ecco qua. Finalmente ci viene proposto qualcosa di concreto per salvare il pianeta! Possiamo tranquillamente continuare con i nostri stili di vita, usando le automobili, consumando combustibili, riscaldando e refrigerando a piacimento le nostre abitazioni e così via. A una condizione, però: che mentre consumiamo non indossiamo la cravatta.
Si fa appello a tutte le grandi aziende perché prendano esempio. Il presidente della commissione Ambiente della Camera plaude all'iniziativa anticravatta e auspica che questa svolta ambientalista venga attuata in tutti i posti di lavoro. Il ministro non solo approva, ma ha «già dato indicazione di non mettere giacca e cravatta» negli uffici del ministero. Wwf e Legambiente si rallegrano entusiasti. Qualcuno più ispirato degli altri sta già pensando di organizzare un "no cravatta day" in Parlamento. A dire il vero c'era già stato qualcuno che nel rilanciare il business automobilistico italiano aveva dato il "buon esempio", presentandosi alle riunioni senza cravatta. Avevamo inizialmente pensato a una scelta di stile. Ora possiamo ragionevolmente supporre che si sia trattato anche in questo caso di una svolta ambientalista, e questo ci rassicura.
Ora, caro Direttore, si metta nei miei panni. Ho 25 anni e ho rilevato da poco, con notevoli sacrifici economici familiari, un'azienda artigianale che produce e vende (venderebbe) cravatte e altri accessori di abbigliamento. Ho quattro dipendenti e sto faticosamente cercando di affermare la mia attività sul mercato. La lettura dei giornali di questi giorni mi ha bruscamente portato a confrontarmi con le mie responsabilità sociali. Ho infatti scoperto di maneggiare un business accusato di danneggiare l'ambiente. I miei potenziali clienti potranno ora giustamente respingere le mie proposte, adducendo fondati motivi di sicurezza nazionale e globale. La mia seta pura, da me finora ritenuta innocente fibra naturale, in realtà sembrerebbe essere un potenziale fattore di danno per l'atmosfera. Avessi dato retta ai miei amici e invece di occuparmi di cravatte mi fossi messo a fare il petroliere.
Da: www.ilsole24ore.com
www.lehmann.altervista.org
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